20110419

Per tutte le Acciughe!

I. Il Verboso
Siete deludenti, bisogna metterlo bene in chiaro. Accendete in me sempre delle ambizioni che finiscono rovinosamente in una raspa a due dita, e nient'altro. Di voi si salva solo il guscio. La vostra essenza assona con "assenza". In che mani (uteri) sono i nostri posteri!? Che forma ha un fecondatore per te? Leggi bene la domanda perché è molto poco probabile che te la ponga a voce. Focalizza il tono: che forma può avere il tuo fecondatore? Un pazzo? un muto paralitico? o un guscio umanoide? In ogni caso qualcuno certamente degno di te.

***

II. Contro un senso
Non sono maschilista e odio i sessismi, ammetto di essere un violento "parlatore" e, soprattutto, sono - non lo ammeto, lo affermo - un sognatore: credo in Iperborea, nella sana cucina al colesterolo dei nonni e in quell'ottimismo sgargiante di chi sa bene come ottenere il meglio per sé
— Piacere, Realismo.
— Piacere mio, ChiNonRisicaNonRosica.
— Ricordi quella lì? quella che dicevo "non uscirebbe mai e poi mai con me"?
— Sì.
— È lesbica.
— Che ti av...
— LacquarioÈAncoraPienoDiPesci? Apri il bagagliaio!

***

III. L'enumeratore
Prendete per i fondelli le mie capacità. Offendete la mia razza.
Odio chi decide di non accettarsi. Odio le foto perché mostrano solo una parte di quello che c'è da vedere. Se è per questo odio anche i tacchi ed il trucco. Odio i risvegli da struccati, i corsetti, la pillola del giorno dopo (anzi no!), la pillola della notte prima, le pomiciate senza lingua e le pietre pomici, gli orecchini che ciondolano durante un pompino, l'aspartame, i collant color carne che ti danno l'impressione che quelle siano le gambe più perfette mai viste, le luci violette che risaltano solo i più innaturali e sovrapprezzati tra i bianchi. I fuseaux leviganti e i jeans rassodanti.

***

IV. In trappola
Datemi una femmina.

20101206

Macchine e sigarette

Sei così bella.
Fu questa l'unica frase che mi venne in mente. Gliela consegnai, caldissima su un piatto ornato di leccaculaggini assortite.
— Lascia che questi li metta dietro... Come? Figurati, è solo neve!
Già! quella neve pesava una dozzina di grammi al fiocco... Fottuta neve, rallentatrice del mondo.
I finestrini erano appannatissimi, talmente a lungo avevo aspettato. Credo d'aver fumato più di tre sigarette, aspettandola. Mi svagavo studiando i cerchi di fumo che venivano risucchiati dallo spiraglio che avevo aperto. Volevo definirne il colore. Di solito sullo scritto si parla di fumo azzurro, ma non sono d'accordo. L'azzurro mi fa pensare a cose immobili e pulite, ma il fumo viaggia, improvvisa, si trascina sull'aria come persone che strisciano giù con la corda... Avrei dovuto pensare a cosa fare, cosa dire, una volta che fosse arrivata. Non feci nulla di tutto ciò. Me ne stesi lì in fissa a farmi ingiallire le punta delle dita.
Ogni stop delle macchine si spalmava grassa sulla condensa accumulata sul finestrino.
— Per quanto altro tempo speri di riuscire a ricordare di essere felice?
E' impossibile. Pura follia! Questa fu la seconda frase che mi uscì di stomaco. O comunque da dentro il mio corpo. Sentii che la mia telecamera iniziava a spostarsi, a muoversi. Girò intorno a lei e rimase buona in una posizione comoda che inquadrava ambedue. La voce veniva da fuori. Capii di non essere solo me. Io non è mai esistito. La voce è vibrazione d'aria, le cose luce riflessa. Io è una cosa, lei è una cosa.
Si lecca un bordo laterale del labbro, guarda velocemente dal basso verso l'alto; riesco a sentire il suono del fiato che le arriva ai polmoni dopo un grosso sospiro. Non mi guarda negli occhi, ma solo a metà strada tra quei due: fissa un punto in particolare. — Non credo di dover ricordare questo genere di cose, mi rispose. Che razza di risposta. Ah, se solo sapesse quello che ha pensato! Non esiste una risposta. Non ne esiste solo una, intendo. Tutto si trasforma, è impossibile dare una risposta ad una sola domanda. La domanda stessa non è mai nata unica.
— Guarda fuori dal finestrino. Che cosa vedi?
— Sì, è vero. C'è solo una maledetta strada, delle macchine, della gente. E il vetro? Non stai forse vedendo anche quello? Tecnicamente, tu stai vedendo solo quello.
Le risposte sono molteplici. Poteva esserci altro, su quel vetro. Il suo fiato, ad esempio.

20101026

Avvenire

troppo spesso le cose accadono per caso.
dovrebbe smettere il Caso
di trattarci così

solo quando gli dei si decideranno
a darci del del lei
sarà il momento in cui
finalmente potremo dire che
ce l'avremo fatta, merda!

20100518

Sparecchia

Piegare la tovaglia rispecchia la mia fattezza. Com'è piegarla seguendone i solchi già formati?: rischieresti di ottenere un maledetto quadrilatero irregolare, che a forza rientra nel cassetto; rischieresti di deformarne ulteriormente gli angoli ottenendo, alla fine del prossimo pasto, un altro quadrilatero ancor più irregolare, mentre cerchi di riporla nel cassetto — o addirittura di fottere le guide di quest'ultimo, mentre a forza gliela spingi dentro; ricorda: il momento in cui c'è bisogno del martello è lo stesso in cui dovresti fermarti. Rischieresti di contribuire nella perdita del solco che un tempo portava ad un quadrato perfetto.
Com'è, invece, provare a giungerne di nuovo gli angoli seguendo i lati, piegare ancora ed ancora, per lungo e per largo, fin quando la dimensione è idonea al cassetto? Come ci si sente quando t'accorgi d'averla ripiegata lungo gli stessi solchi? Non ti fa sentire meno solo? Non ti viene in mente che al mondo potrebbe esserci almeno una persona che ha già fatto il tuo lavoro, nel tuo stesso modo, seguendo il tuo stesso percorso logico, ottenendo lo stesso risultato?
Certo, non tutte le tovaglie nascono col buco né da genitori poligoni... Sai quelle che sono fatte ai capi da semicerchi? Eh, lì non c'è verso: o cerchi i solchi o l'appallottoli... È uno di quei rischi di cui parlano negli aforismi fottuti cantanti sfondati di soldi o attorucoli con un copione più miserabile delle scenografie dei telefilm in cui recitano (è divertente accanirsi per invidia, potrebbe essere lo sport del mese. Il brutto è quando diventa lo sport della vita. Non siamo fatti per esasperare una sola parte del corpo. Mens sana in corpore sano. Un mio amico ha fatto per l'intera vita lo strillatore di slogan politici, ed ora si ritrova con una moglie costretta ad imboccarlo. Fortuna che le tovaglie non gli sono mai interessate).

Naturalmente la strada che scelgo è l'ultima, così come il posto a sedere in pullman od il würstel della confezione da dieci più dieci. È un modo come un altro per fare meglio degli altri e poterne disporre di un'evidenza tangibile.

20100409

la stima è il riflesso di uno specchio opaco.

20100115

thanks giving

I have to admire
that most abused of the human species:
the white American
middle-class
male.

as a writer
I have been criticized for
writing unkindly of
females;
other writers have been
criticized
for writing unkindly of
Blacks,
Orientals,
homosexuals,
lesbians,
Amerindians,
the aged,
the unborn
the newly
born
the lame
or the Chicanos
the Jews
the French
the Italians
the Greeks
the English
or the
whatevers.
actually,
making mild minor
sport of
or criticizing
almost any minority
group
has ruined the
careers of not only
writers but
politicians
sports commentators,
and people in
entertainment.

it is a touchy age.
everybody is on the
defensive.
you must not
speak unkindly about
us,
they say,
or
we will finish
you
off!

now for a writer,
this is a grade-a
hell.
a good writer
must simply let
it all go,
regardless.

if I find a Black
or a woman
or a dog
or a cripple
or a tree
or a child
or an Oriental
individually
obnoxious
I think it is my
duty to decribe
them as
such.

I often describe myself
as abnoxious,
for example.

I demand that all territories
be open for criticism!

I will not
be guilty of
treading
heavily
on the truth!

even so,
I still give everlasting
thanks
to the write American
middle-class
male
who can still be trashed and
insulted and
demeaned again and
again
and no one ever protests,
and he never protests,
he just doesn't give a
damn.

but, oh, says the
politically correct
chorus,
they're just too satisfied
writh their mundane
existence!

yes, some of them
are,
but not all of them.
some of them are
just heroic
as homosexuals
and lesbians
and feminists,
and Black,
and all the etceteras;
and in some cases,
even more
so.
but out white American
middle-class male
never protests
when I find him
out of
order.

but, says the
politically correct chorus,
that's because
he's running the
show!

maybe,
maybe not.

all I know is
that as a writer
he's a good and fair
and uncomplaining
target
for me.
I can abuse him
and punch
him,
I can lay him
low in the
poem,
I can abuse him
in stories, novels and
screenplays,
and he'll take it all
without a
whimper.
in out very restrictive
overprotective
society
it's great for a writer
to have one such wide-open
playground to play
around
in.

so again here's to
the white American middle-class
male,
the butt of
all the jokes,
the clown,
the brute,
the whatcher of tv,
the dog,
the drinker of beer,
the sexist pig,
the bumbling husband,
the fat-bellied
dim-witted
nincompoop
who will take every
possible abuse
and say
nothing,
he'll just
light a fresh
cigar,
shift uncomfortably in his
chair and try to
smile.

here's to this
forgotten
hero!

now, go
ahead,
hate
me.

Charles Bukowski

20100111

sh!!

il Silenzio è adorabile.
amico-nemico della solitudine
sinuoso vuoto che s'espande, e contrae i fatti
in flash.

vuole dire troppo
ma tace.
è fantastico.
quando non ha nulla da dire,
parla...
c'azzecca troppe volte.

è un dono degli dei,
un orgasmo frenato, secco.
è una gola tagliata,
un pugno nel ventre,
una scopata in biblioteca,
una cimice morente.

la sua sbilenca ponderatezza
tiene in piedi me
nella speranza che
prima o dopo
decada.
sarà polvere di stelle.