Caricamento in corso...

20120217

post

non ho voglia di scriverti adesso. credi che possa scrivere così, a-domanda-risposta?!
mi manca quella scintilla. da troppo non si fa più viva.

20111109

Scelte

non puoi far altro che sorridere
tentando di scrutare il tuo futuro.
questo non sa di essere, in realtà,
condizionato da te.
— è per questo che sorrido
— sì: è per questo che non ti aspetto; ma sappi che io sono te ogni volta che tu lo vuoi
— ti voglio, ed ora!
— ottienimi.
nel gioco dei desideri tu sei giocatore anche quando non giochi.
un giorno pensi a questo
l'altro a quello
ma è la consapevolezza che rende gli Uomini liberi:
liberi di scegliere, non di credere soltanto.

20110614

collaelleminuscola

La libertà è collocazione.

(leggi pure avendo in mente quella gran canzone di gaber. poi rifletti. scappa)

20110504

N/A

aspettando e fischiettando il tempo passerà meglio. la chiave è smettere di pensare — il cancro della mia esistenza.
prendi gli hippie ad esempio.. loro non hanno diritto al pensiero..

lucidità è tutto quello che ci serve

devo approfittare dei miei momenti e goderli,
prima che sia troppo tardi.

lodevole davvero (congrats)

Geronimo e il belcanto

vedi, tu sei abituato a vedere l'intero mondo organizzato come una piramide: in basso noi poverini, succubi di chi sta immediatamente sopra il nostro livello. il (nostro) problema è proprio questo. essere abituati ad avere a che fare con un solo modello di pensiero, organizzazione, struttura di una canzone, procedimento per preparare un piatto di spaghetti, ti preclude sempre più gravemente dall'eventualità che un nuovo "modello di approccio" possa essere apprezzato — uso tutto sommato mal volentieri il verbo "apprezzare", perché ai più risulta avere un "suono" positivo, ma ti assicuro che la mia intenzione punta ad un suono spietatamente neutro.
quando agisci per abbattere un'entità che tu presumi sia strutturata in un certo modo, ti aspetti che questa reagisca in un altro modo, anche questo "atteso".
mai pensato che il sale possa esser messo anche prima che l'acqua bolle? che una canzone possa anche non essere solo riff-bridge-riff-bridge-ritornello-riff-bridge-ritornello? beh, oggi hanno ammazzato G. e da domani magari avrai paura d'andare in metro.

teniamoci forte.

20110419

Per tutte le Acciughe!

I. Il Verboso
Siete deludenti, bisogna metterlo bene in chiaro. Accendete in me sempre delle ambizioni che finiscono rovinosamente in una raspa a due dita, e nient'altro. Di voi si salva solo il guscio. La vostra essenza assona con "assenza". In che mani (uteri) sono i nostri posteri!? Che forma ha un fecondatore per te? Leggi bene la domanda perché è molto poco probabile che te la ponga a voce. Focalizza il tono: che forma può avere il tuo fecondatore? Un pazzo? un muto paralitico? o un guscio umanoide? In ogni caso qualcuno certamente degno di te.

***

II. Contro un senso
Non sono maschilista e odio i sessismi, ammetto di essere un violento "parlatore" e, soprattutto, sono - non lo ammeto, lo affermo - un sognatore: credo in Iperborea, nella sana cucina al colesterolo dei nonni e in quell'ottimismo sgargiante di chi sa bene come ottenere il meglio per sé
— Piacere, Realismo.
— Piacere mio, ChiNonRisicaNonRosica.
— Ricordi quella lì? quella che dicevo "non uscirebbe mai e poi mai con me"?
— Sì.
— È lesbica.
— Che ti av...
— LacquarioÈAncoraPienoDiPesci? Apri il bagagliaio!

***

III. L'enumeratore
Prendete per i fondelli le mie capacità. Offendete la mia razza.
Odio chi decide di non accettarsi. Odio le foto perché mostrano solo una parte di quello che c'è da vedere. Se è per questo odio anche i tacchi ed il trucco. Odio i risvegli da struccati, i corsetti, la pillola del giorno dopo (anzi no!), la pillola della notte prima, le pomiciate senza lingua e le pietre pomici, gli orecchini che ciondolano durante un pompino, l'aspartame, i collant color carne che ti danno l'impressione che quelle siano le gambe più perfette mai viste, le luci violette che risaltano solo i più innaturali e sovrapprezzati tra i bianchi. I fuseaux leviganti e i jeans rassodanti.

***

IV. In trappola
Datemi una femmina.

20101206

Macchine e sigarette

Sei così bella.
Fu questa l'unica frase che mi venne in mente. Gliela consegnai, caldissima su un piatto ornato di leccaculaggini assortite.
— Lascia che questi li metta dietro... Come? Figurati, è solo neve!
Già! quella neve pesava una dozzina di grammi al fiocco... Fottuta neve, rallentatrice del mondo.
I finestrini erano appannatissimi, talmente a lungo avevo aspettato. Credo d'aver fumato più di tre sigarette, aspettandola. Mi svagavo studiando i cerchi di fumo che venivano risucchiati dallo spiraglio che avevo aperto. Volevo definirne il colore. Di solito sullo scritto si parla di fumo azzurro, ma non sono d'accordo. L'azzurro mi fa pensare a cose immobili e pulite, ma il fumo viaggia, improvvisa, si trascina sull'aria come persone che strisciano giù con la corda... Avrei dovuto pensare a cosa fare, cosa dire, una volta che fosse arrivata. Non feci nulla di tutto ciò. Me ne stesi lì in fissa a farmi ingiallire le punta delle dita.
Ogni stop delle macchine si spalmava grassa sulla condensa accumulata sul finestrino.
— Per quanto altro tempo speri di riuscire a ricordare di essere felice?
E' impossibile. Pura follia! Questa fu la seconda frase che mi uscì di stomaco. O comunque da dentro il mio corpo. Sentii che la mia telecamera iniziava a spostarsi, a muoversi. Girò intorno a lei e rimase buona in una posizione comoda che inquadrava ambedue. La voce veniva da fuori. Capii di non essere solo me. Io non è mai esistito. La voce è vibrazione d'aria, le cose luce riflessa. Io è una cosa, lei è una cosa.
Si lecca un bordo laterale del labbro, guarda velocemente dal basso verso l'alto; riesco a sentire il suono del fiato che le arriva ai polmoni dopo un grosso sospiro. Non mi guarda negli occhi, ma solo a metà strada tra quei due: fissa un punto in particolare. — Non credo di dover ricordare questo genere di cose, mi rispose. Che razza di risposta. Ah, se solo sapesse quello che ha pensato! Non esiste una risposta. Non ne esiste solo una, intendo. Tutto si trasforma, è impossibile dare una risposta ad una sola domanda. La domanda stessa non è mai nata unica.
— Guarda fuori dal finestrino. Che cosa vedi?
— Sì, è vero. C'è solo una maledetta strada, delle macchine, della gente. E il vetro? Non stai forse vedendo anche quello? Tecnicamente, tu stai vedendo solo quello.
Le risposte sono molteplici. Poteva esserci altro, su quel vetro. Il suo fiato, ad esempio.