20100518

Sparecchia

Piegare la tovaglia rispecchia la mia fattezza. Com'è piegarla seguendone i solchi già formati?: rischieresti di ottenere un maledetto quadrilatero irregolare, che a forza rientra nel cassetto; rischieresti di deformarne ulteriormente gli angoli ottenendo, alla fine del prossimo pasto, un altro quadrilatero ancor più irregolare, mentre cerchi di riporla nel cassetto — o addirittura di fottere le guide di quest'ultimo, mentre a forza gliela spingi dentro; ricorda: il momento in cui c'è bisogno del martello è lo stesso in cui dovresti fermarti. Rischieresti di contribuire nella perdita del solco che un tempo portava ad un quadrato perfetto.
Com'è, invece, provare a giungerne di nuovo gli angoli seguendo i lati, piegare ancora ed ancora, per lungo e per largo, fin quando la dimensione è idonea al cassetto? Come ci si sente quando t'accorgi d'averla ripiegata lungo gli stessi solchi? Non ti fa sentire meno solo? Non ti viene in mente che al mondo potrebbe esserci almeno una persona che ha già fatto il tuo lavoro, nel tuo stesso modo, seguendo il tuo stesso percorso logico, ottenendo lo stesso risultato?
Certo, non tutte le tovaglie nascono col buco né da genitori poligoni... Sai quelle che sono fatte ai capi da semicerchi? Eh, lì non c'è verso: o cerchi i solchi o l'appallottoli... È uno di quei rischi di cui parlano negli aforismi fottuti cantanti sfondati di soldi o attorucoli con un copione più miserabile delle scenografie dei telefilm in cui recitano (è divertente accanirsi per invidia, potrebbe essere lo sport del mese. Il brutto è quando diventa lo sport della vita. Non siamo fatti per esasperare una sola parte del corpo. Mens sana in corpore sano. Un mio amico ha fatto per l'intera vita lo strillatore di slogan politici, ed ora si ritrova con una moglie costretta ad imboccarlo. Fortuna che le tovaglie non gli sono mai interessate).

Naturalmente la strada che scelgo è l'ultima, così come il posto a sedere in pullman od il würstel della confezione da dieci più dieci. È un modo come un altro per fare meglio degli altri e poterne disporre di un'evidenza tangibile.

20100409

la stima è il riflesso di uno specchio opaco.

20100115

thanks giving

I have to admire
that most abused of the human species:
the white American
middle-class
male.

as a writer
I have been criticized for
writing unkindly of
females;
other writers have been
criticized
for writing unkindly of
Blacks,
Orientals,
homosexuals,
lesbians,
Amerindians,
the aged,
the unborn
the newly
born
the lame
or the Chicanos
the Jews
the French
the Italians
the Greeks
the English
or the
whatevers.
actually,
making mild minor
sport of
or criticizing
almost any minority
group
has ruined the
careers of not only
writers but
politicians
sports commentators,
and people in
entertainment.

it is a touchy age.
everybody is on the
defensive.
you must not
speak unkindly about
us,
they say,
or
we will finish
you
off!

now for a writer,
this is a grade-a
hell.
a good writer
must simply let
it all go,
regardless.

if I find a Black
or a woman
or a dog
or a cripple
or a tree
or a child
or an Oriental
individually
obnoxious
I think it is my
duty to decribe
them as
such.

I often describe myself
as abnoxious,
for example.

I demand that all territories
be open for criticism!

I will not
be guilty of
treading
heavily
on the truth!

even so,
I still give everlasting
thanks
to the write American
middle-class
male
who can still be trashed and
insulted and
demeaned again and
again
and no one ever protests,
and he never protests,
he just doesn't give a
damn.

but, oh, says the
politically correct
chorus,
they're just too satisfied
writh their mundane
existence!

yes, some of them
are,
but not all of them.
some of them are
just heroic
as homosexuals
and lesbians
and feminists,
and Black,
and all the etceteras;
and in some cases,
even more
so.
but out white American
middle-class male
never protests
when I find him
out of
order.

but, says the
politically correct chorus,
that's because
he's running the
show!

maybe,
maybe not.

all I know is
that as a writer
he's a good and fair
and uncomplaining
target
for me.
I can abuse him
and punch
him,
I can lay him
low in the
poem,
I can abuse him
in stories, novels and
screenplays,
and he'll take it all
without a
whimper.
in out very restrictive
overprotective
society
it's great for a writer
to have one such wide-open
playground to play
around
in.

so again here's to
the white American middle-class
male,
the butt of
all the jokes,
the clown,
the brute,
the whatcher of tv,
the dog,
the drinker of beer,
the sexist pig,
the bumbling husband,
the fat-bellied
dim-witted
nincompoop
who will take every
possible abuse
and say
nothing,
he'll just
light a fresh
cigar,
shift uncomfortably in his
chair and try to
smile.

here's to this
forgotten
hero!

now, go
ahead,
hate
me.

Charles Bukowski

20100111

sh!!

il Silenzio è adorabile.
amico-nemico della solitudine
sinuoso vuoto che s'espande, e contrae i fatti
in flash.

vuole dire troppo
ma tace.
è fantastico.
quando non ha nulla da dire,
parla...
c'azzecca troppe volte.

è un dono degli dei,
un orgasmo frenato, secco.
è una gola tagliata,
un pugno nel ventre,
una scopata in biblioteca,
una cimice morente.

la sua sbilenca ponderatezza
tiene in piedi me
nella speranza che
prima o dopo
decada.
sarà polvere di stelle.

20091210

I want to ride..

Si sedette. Era morbido, composto, perfetto. Ancora qualche cenno di saluto ipocritamente amichevole (non solo da parte sua, sia chiaro). Provò una sensazione antica, gli profumava d'infanzia.
Era un pomeriggio come tanti in quel periodo, il cielo era grigio, l'aria deliziosamente fresca. Mentre la madre e la nonna lo conducevano in macchina, sentì ancora qualche ultima raccomandazione su come andare per strada – guardati sempre ai lati! vai piano! li vedi quei mascalzoni lì? non devi MAI fare come loro! e via discorrendo così... – poi si fermarono davanti al negozio di biciclette. In realtà non ricordava come l'avesse scelta: probabilmente non ebbe lui il diritto di sceglierla. Ad ogni modo, poco dopo si ritrovò in groppa alla sua Atala giallo-blu, con tanto di salva-gioiellini, astuccio porta chiave esagonale e guanti, il tutto in pendant. Seguì con cautela la macchina della mamma, finquando era alla portata del loro occhio maledettamente vigile. Gli si presentò l'occasione d'infilare una via in contromano, l'infilò e ne sfuggì. Scivolava veloce su quello stradone in discesa, respirava lentamente mentre la bicicletta galoppava tra le buche.
Chiuse gli occhi. Il vento c'era ancora, fresco come quella volta. L'aria condizionata era accesa. Era dicembre, 4°C, fuori.

20091202

La carne mentirà

Sono poche le volte
in cui palpi davvero
– cristo, non so che cosa in realtà...
Fraternizzazione? amore? imbarazzo?
Uno di quelli, insomma –
mentre parli con chi ti è stato vicino per una vita
ma vicino come due acciughe nella stessa scatola:
morti, zitti, senza fiato;
solo la carne l'accomuna
la carne e la morte.

D'improvviso torna
a prendere vita
a parlare.

L'olio scivola sui fianchi,
i capelli lucidi, le labbra e le dita rapprese
espettora del liquido stantìo
e, sì, parla.
Dei rischi che mi ha fatto scampare
della vita di cui mi ha privato
di quante cose si facciano senza nemmeno aver la cognizione del perché
di quelle per le quali ero conscio ma non partecipe
di quanto aver pane e figa sia giusto!
di quanto pane e indifferenza abbia digerito

I pensieri non sempre si rincorrono produttivamente
come dovrebbero.

Da parte mia va bene tutto:
la soddisfazione d'aver fatto
non la scelta giusta
(e nemmeno quella sbagliata),
ma una scelta, semplicemente
senza gusci né ali
ha il costo
che riscuoterò, mio malincuore, da chi
per anni ha ignorato la scelta giusta
che su di me avrebbe dovuto fare.

Nessuno sarà più così,
la carne mentirà.
La mia, per prima.

20091126

Generazione Y

Esco dalla metro
e mi ritrovo per la strada.
Penso che il peggio debba venire – per il semplice fatto
che nulla di pessimo sia ancora successo –
metto la mano in tasca
accendo il lettore mp3
accendo la sigaretta
riprendo il galoppo per la casa.

Mi pioveva controvento
mentre andavo.
Le macchine s'accalcavano sugli incroci
e l'acqua gli batteva contro leggera
come la sabbia stretta in un pugno
mentre scivola nel vento.

Certe cose spesso accadono
ma nessuno ne vuole assaporare l'amarezza.

Un nero mi incrocia mentre andavo:
trottava verso la stazione
con un computer sulla testa
e nelle mani il cellulare.